domenica 5 aprile 2015

Il Pinot Nero l'oro di Mazzon

     Le vigne con la chiesetta di S.Michele Arcangelo (metà XIII sec.)

La zona collinare di Mazzon e' situata sulla sinistra orografica del fiume Adige a sud di Bolzano, in prossimità del paese di Egna, a un'altitudine che varia da 300 a 450 metri s.l.m.
Catene montuose proteggono a nord la zona dall'arrivo di masse d'aria fredda, mentre a sud la vallata viene abbracciata dalle miti correnti dell'Ora del Garda. Questo vento meridionale percorre tutta la bassa Atesina e soffia regolarmente da Aprile a Settembre nelle prime ore del pomeriggio. Il territorio di Mazzon si caratterizza inoltre per ulteriori e singolari fattori : modesta altitudine ed esposizione ad ovest caratteristiche che influiscono positivamente su una maturazione elegante del Pinot Nero.
Per il raggiungimento della qualità delle uve contribuisce in modo determinante la posizione dei vigneti ai piedi delle montagne del Parco Naturale del Monte Corno. Questi rilievi ombreggiano al mattino l'intera area vitata e durante la maturazione delle uve consentono ai raggi solari di raggiungere le vigne in ritardo, permettendo alle uve stesse di beneficiare della frescura notturna e delle prime ore del mattino. Il resto della giornata è contraddistinto da un irraggiamento solare che si potrae a lungo durante la sera, infatti i raggi sui vigneti di Mazzon sono tra gli ultimi a tramontare rispetto al territorio circostante dove sono già scomparsi da qualche ora comportando di fatto un graduale abbassamento della temperatura. Dopo il tramonto del sole invece, a Mazzon, lo sbalzo termico è notevole e rapido. Questa veloce escursione termica crea un particolare microclima che abbinato alle caratteristiche pedologiche, giustifica il terroir di Mazzon come molto vocatio alla produzione di Pinot Nero.

                                         Vigneti sotto il maso Barthenau

La collina di Mazzon poggia su rocce calcaree di epoca triassica tra cui dominano le arenarie, le siltiti rosse e gialle e i calcari assieme a marne e dolomia.
Gran parte della collina è costituita da depositi fluvio-glaciali, fluviali e torrentizi, spesso terrazzati, mescolati a materiali calcarei. I substrati risultano estremamente eterogenei per il rimescolamento di materiali di diversa origine e composizione mineralogica. I terreni sono da moderatamente profondi a profondi ed hanno tessitura da franco-sabbiosa a franco-limosa, con un contenuto di argilla da 10 a 20%. Il terreno assume colorazioni diverse a seconda dei materiali di origine. Il contenuto di calcare è elevato e tende ad aumentare con la profondità dei terreni. Il ph varia da 7 a 8 passando da neutro a subalcalino, mentre i terreni sono ben drenati ed hanno discreta capacità di ritenuta idrica. Tutte queste caratteristiche rendono questo territorio particolarmente adatto alla coltivazione del Pinot Nero.
 La prima citazione di Pinot Nero a Mazzon si trova nel diario della famiglia Gasteiger, allora proprietari dei masi Schosshof e Fritzenhof. Gustav von Gasteiger (1829-1890) dell'omonima famiglia, scriveva che il pomeriggio del 4 febbraio del 1869 gli fu servito alla stazione di Egna ( paese sottostante alle vigne di Mazzon) un vino, annata 1868 proveniente da viti Pinot Nero messe a dimora alcuni anni prima nel vigneto Tschander Stuk sottostante allo Schlosshof.
Anche Ludwig Barth von Barthenau (1839-1890), nel 1870 acquisto' parte dell'attuale proprieta' Foradori e mise a dimora barbatelle di Pinot Nero, confermando la vocazione del terroir di Mazzon per questo vitigno.

               entrata del maso Barthenau (attuale proprieta Foradori  Hofstatter)

Quindi alla fine del 1800 Edmund Mach, fondatore dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, e successivamente Josef Mader avevano sottolineato come le vigne esposte ad ovest fossero le più vocate per la coltivazione di uve Pinot Nero di grande qualità.
Il primo Pinot Nero etichettato Mazzon risale all'ultima decade del 1800 quando il titolare dell'attuale Azienda Gottardi ( una tra le più significative di questo territorio), Vogl von Fernheim, prese con il suo Lichter Burgunder Eigenbau Mazzon il diploma d'onore alla mostra di Vienna nel 1898.
Un primo censimento ufficiale dei vigneti coltivati a Pinot Nero nel territorio di Mazzon si ha con l'istituzione nel 1975, dell'albo dei vigneti e quindi della DOC Alto Adige. In quel documento, la superficie a Pinot Nero di Mazzon venne quantificata in 20,6 ettari che salirono nel 2009 a 46 ettari circa.

          vigna Roccolo sulla collina di Mazzon, vigne messe a dimora metà anni  '40

In un contesto così prestigioso per il Pinot Nero italiano, vorremmo segnalare un'azienda dalle piccole dimensioni ma che produce un vino di grande qualità. Si tratta della Cantina di Ferruccio Carlotto, che ha sede nel vicino comune di Ora ma che vinifica un Pinot nero su questa prestigiosa collina. Infatti la storia del lavoro di questa famiglia a Mazzon inizia già nel 1940 quando Umberto ed Isidoro Carlotto arrivarono dal Veneto e lavorarono per 50 anni a mezzadria le vigne del maso Schlosshof.
Intorno al 2000 Ferruccio e la figlia Michela (alla quale siamo grati per tutte le informazioni relative a questo prezioso territorio), iniziarono a vinificare in proprio parte delle uve Pinot Nero dando vita così ad un'etichetta oggi molto importante per questo comprensorio cioè "i Filari di Mazzon". Fino al 2003 parte della produzione veniva conferita alle Cantine Sociali di Cortaccia e di San Paolo e alle Cantine private Hofstatter e Lageder. Il loro primo vino I Filari di Mazzon nasce nell'annata 2002, le sue uve vengono coltivate dai Carlotto nel vigneto Pagghen (proprietà Praxmarer) da piante con età che variano dai 15 ai 45 anni e di superficie pari a 1,5 ettari con una produttività di circa 10.000 bottiglie annue.

                  Pinot Nero I Filari di Mazzon 2010

Il Pinot Nero I Filari di Mazzon 2010 si presenta nel bicchiere di un bel colore rosso rubino di bella vivacità, dal colore mai troppo carico tipico del vitigno, mentre al naso sfoggia un bouquet molto varietale di fragoline di bosco, ribes e mirtilli....evolve su note speziate che ricordano chiodi di garofano e noce moscata....la complessità si infittisce con rimandi di cacao, cuoio, liquerizia e terra bagnata impreziosita da una leggera sfumatura affumicata. In bocca esprime grande freschezza acido/sapida, tannino ben presente ma mai aggressivo il tutto equilibrato da una piacevolissima morbidezza unita ad un corpo leggiadro che ne determina una bevibilita' impressionante. La persistenza retrolfattiva di tutto riguardo lo rende un grande Pinot Nero italiano. Un vino decisamente giocato più sull'eleganza che non sulla potenza e che in questi ultimi anni ha dimostrato di non essere più una sorpresa ma una piacevole conferma. Un ode al Pinot Nero italiano e al suo grande terroir Mazzon.

domenica 29 marzo 2015

NAOS - I PITARS

CANTINA SAN MARTINO

L'azienda, fondata e gestita fin dal 1968 da Angelo Pittaro, viene ora condotta con successo dai figli, i “Pitars” (così sono conosciuti i Pittaro in paese): quattro fratelli che tengono viva la passione di famiglia di fare buon vino. 

La struttura attuale,  a forma di castello mediovale, è una costruzione recente dove predomina il legno, realizzata seguendo canoni di biocompatibilità.
I vigneti si estendono su entrambi i versanti del Tagliamento e contano oggi quasi 90 ettari nella zona delle Grave del Friuli, tra le province di Udine e Pordenone.




Uno dei prodotti di punta è il NAOS, un assemblaggio  di Refosco dal Peduncolo Rosso (60%), Merlot (30%) e Cabernet Franc (10%). Appassimento del 20% delle uve.
Vinificazione in rosso con macerazione sulle bucce per 15 giorni.
8 mesi in barrique e successivo affinamento in bottiglia per almeno 12 mesi.

Note di degustazione
Di colore rosso rubino, al naso è intenso con sentori di mirtillo, pepe nero, tabacco, cacao. Dominano eleganti note di frutta matura.
In bocca è velluto: morbido e giustamente tannico. Di grande persistenza. Ottimo!!

domenica 8 marzo 2015

ANDREOLA DIRUPO 2013 PROSECCO TOP DI MONTAGNA

La passione per la vite e il vino sono il tratto distintivo dell'azienda familiare ANDREOLA, fondata da Nazareno Pola nel 1984 e gestita oggi dal figlio Stefano.
28 ettari di vigneti di proprietà della cantina in Col San Martino nel trevigiano, nella denominazione Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Qui si coltiva principalmente il vitigno Glera, accompagnato, anche se in minore quantità, dalle varietà native della zona, come il Verdiso, Perera e Bianchetta.
Si tratta di viticoltura “eroica”, poichè i vitigni sono allevati su pendii di inclinazione superiore ai 45°. ANDREOLA ha voluto fare di questo aspetto uno dei suoi punti di forza, diventando nel 2010 il primo produttore di Prosecco iscritto al CERVIM – Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana.


Per questi vini di montagna è richiesto un lavoro fortemente manuale con controllo e cura del territorio molto particolari. Di questo Andreola ha fatto la sua filosofia di produzione, che ritroviamo ben espressa nel bicchiere.




Abbiamo assaggiato il "DIRUPO"  VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG BRUT millesimato 2013.
Si presenta con una spuma correttamente evanescente che lascia un perlage con bollicine fini e persistenti, indice di ottima spumantizzazione. I profumi sono sottili ed eleganti, con note floreali di rosa canina e acacia e fruttate di pera e lime.
Alla beva è cremoso e delicato, di bella freschezza e sapidità. Correttamente secco. E' un vino molto piacevole.


Assolutamente un TOP tra i prosecchi. 

domenica 8 febbraio 2015

L'anfora GUTTURNIUM


GutturniumFino agli anni 70, l'anfora di Veleia viene utilizzata e citata come simbolo del vino Gutturnio. Poi improvvisamente, in una pubblicazione del 1972, lo studioso Serafino Maggi identifica la coppa Gutturnium con quella ritrovata lungo le sponde piacentine del Po, a Croce Santo Spirito. Da lì in poi e ancora oggi, è abitudine trovare riferimenti al nome Gutturnio come derivato dalla coppa ripescata nel Po.  


Si tratta però di un errore poichè il Gutturnium era un'anfora della capacità di due litri, come descritto da Bonora in "Escursione per la Val Nure" del 1881. L'altra coppa aveva invece un'altezza di "nove centimetri e tre millimetri" come riportato dal Porf. Pizzi, nel "Bollettino Archeologico del Museo Provinciale di Cremona" del 1878. Ben lontano quindi dalla capacità, citata, di due litri. Il secondo ritrovamento, infatti, si tratta di una tazza, un "ariballo", come chiamato dall'accademia dei Lincei, ovvero un piccolo recipiente, che solitamente veniva utilizzato dagli atleti e dalle donne dell'antica Grecia e da quelle romane.

E' noto che l'attuale vino Gutturnio abbia ereditato il nome dalla coppa o tazza di argento di epoca romana, rinvenuta nel territorio piacentino verso la fine dell'ottocento. Aldo Ambrogio, nel 1938, citava il "Gutturnium" come un "bellissimo boccale o grande coppa di vino dissepolto a Veleia nel 1878 e conservato nel Museo Nazionale di Roma: esso chiudeva le grandi cene romane. L'esemplare consta di una grande coppa d'argento della capacità di circa due litri di vino: ha una sola ansa con figure sbalzate e cesellate con arte pura ed elegante ed il corpo è tutto cesellato a piccoli sbalzi con tralci di vite e grappoli d'uva e romboidi finemente graniti e di aspetto singolare. Recava inoltre la scritta, in rilievo, "PLACENTIAE".
Purtroppo negli ultimi anni è stata abbandonata la storia del ritrovamento negli scavi di Veleia, a favore dell'ariballo raccolto casualmente dalla rete di un pescatore.
I vini piacentini erano già famosi ai tempi dei Romani. Cicerone, nella sua oratoria "in Pisonem" nel Senato di Roma, accusava Pisone, padre di Calpurnia, moglie di Giulio Cesare, di "bere calici troppo grandi del vino di Piacenza". E i Romani hanno lasciato traccia dei vini di Piacenza, anche in altre loro province. Ad esempio in Turchia, nel villaggio di Aizanoi, nell'Anatolia Centrale, vistando il tempio di Zeus è possibile vedere una stele sulla quale è rappresentata un'aquila romana con accanto un vaso identico al Gutturnium di Veleia.


domenica 25 gennaio 2015

FRANCIACORTA

La Franciacorta, area collinare che si estende, per linee generali, tra Brescia e il lago d'Iseo, è una delle capitali spumantistiche italiane che in pochi anni ha saputo meglio produrre e proporre il proprio prodotto, tanto da dargli il nome stesso del territorio.
Non più spumante, vino con le bollicine o simili, ma solo e semplicemente Franciacorta.
Questo grazie alle idee e anche agli investimenti di diversi imprenditori, sia impegnati in aziende agricole sia provenienti da altre attività, tutti attirati dalla bellezza dei luoghi e dalla possibilità di produrre in queste zone, grandi vini. Un eccellente mix tra tradizione contadina del luogo e capacità di "fare impresa".
Le bottiglie di Franciacorta prodotte sono quasi 7 milioni, non un numero stratosferico, nel panorama spumantistico italiano, ma sicuramente di qualità elevata.
Del resto i produttori bresciani sono gente accorta, fedeli all'idea di andare avanti con i piedi di piombo, guardandosi intorno con attenzione, ma procedendo con continuità. In pochissimi anni la produzione complessiva di bottiglie è infatti più che raddoppiata e ogni produttore è pronto a giurare sui suoi potenziali di crescita.
Grandi e attrezzate cantine, vigneti nuovi di zecca dedicati a pinot nero, pinot bianco e chardonnay, le tre uve artefici del Franciacorta, stanno a dimostrarlo.
Questo vino è prodotto unicamente con il Metodo Classico, che prevede la rifermentazione del vino in bottiglia per almeno 18 mesi, che diventano 30, minimo, nel caso dei millesimati.
Il Franciacorta è un vino con  bollicine finissime, con aromi delicati che spaziano dagli agrumi ai fiori, dal pane tostato alla mandorla, con gusto morbido e cremoso, piacevolmente lungo.
A questi si aggiunge un Franciacorta particolare, il Satèn, prodotto solo con uve bianche, ovvero chardonnay ed eventualmente pinot bianco. E' un vino più morbido e profumato, per questo ancor più invogliante.
Viene genericamente indicato come l'aperitivo perfetto. Cosa del tutto vera, ovviamente, ma ci sono anche Satèn millesimati, molto più strutturati e dunque adatti ad accompagnare molti piatti.
Il Franciacorta è un vino da tutto pasto, in grado di accompagnare dall'aperitivo al dolce passando per primi piatti, i secondi a base di pesce saporito o anche di carni. Del resto i francesi non fanno così, da sempre, con lo champagne? Gli ettari riservati alle uve di questo vino lombardo sono circa 1700, tra colline di origine morenica scavate, arrotondate, sospinte verso la pianura dalla pressione dei ghiacciai alpini.
Ghiacciai che, nel loro transito, hanno lasciato sul terreno pietre, minerali, sabbie organiche che
hanno saputo ben accogliere e alimentare le radici delle viti.
Se ne accorsero un migliaio di anni fa i benedettini dell'abbazia francese di Cluny, che qui si trasferirono in pieno Medioevo per aiutare i contadini impoveriti da razzie e inedia. Cluny è in Borgogna e i monaci erano, manco a dirlo, pure esperti viticoltori. Insegnarono la loro "arte"
agricola al popolo, ottenendo in cambio, dai Signori locali, la concessione di non pagar le tasse. Così Franciacorta non deriva dal fatto che i monaci fossero francesi, ma dalle due parole latine Curtes Francae, corti franche, cioè libere da tassazioni.

domenica 14 dicembre 2014

Fattoria Selvapiana, "l'anima" del Chianti Rufina, il più alto tra i Chianti

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In occasione della manifestazione Mercato dei Vini tenutosi a Piacenza ed organizzato dalla FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), ci siamo imbattuti, non a caso, in una degustazione verticale imperdibile, quella del Chianti Rufina Riserva di Fattoria Selvapiana.
La zona del Chianti Rufina, la più piccola sottozona del Chianti, si estende per circa 12.000ha vitati sui territori di cinque comuni: Dicomano, Londa, Rufina, Pelago e Pontassieve, lungo il corso dell'omonimo fiume che ne contraddistingue la denominazione.

                                                  La zona del Chianti Rufina

Il terroir della Rufina è fortemente influenzato dalla vicinanza dell'appennino, che separa questo territorio dalla Romagna e che accresce la discordanza con la zona del Chianti Classico, sia dal punto di vista climatico, sia da quello pedologico. Infatti il clima della zona è abbastanza fresco, l'esposizione dei vigneti è quasi tutta rivolta a mezzogiorno, mentre l'altitudine varia tra i 250 e i 600 m s.l.m. Questo garantisce una maturazione elegante delle uve, donando vini di buona concentrazione, struttura e di grande longevità. I suoli sono mediamente poveri, ricchi di sassi ed in parte argillosi, con buona presenza di galestro e albarese. Quindi sommariamente simili a quelli della zona Classica del Chianti, ma più profondi (fino a 150/200cm) con minore capacità drenante ed un pH più contenuto.

                                               Fattoria Selvapiana vista dall'alto

Dopo aver fatto una doverosa introduzione al territorio, iniziamo a parlare di Fattoria Selvapiana. La struttura ove è ubicata l'azienda era già presente nel Medioevo ed il fulcro aziendale era costituito da due torri, probabilmente utilizzate come avvistamento a protezione della città di Firenze. Successivamente, in particolare nel periodo Rinascimentale, le torri furono integrate in edifici aggiunti. Questo luogo, inoltre, fu per molto tempo utilizzato come residenza di villeggiatura dei vescovi fiorentini. In seguito appartenne a famiglie di ricchi mercanti fiorentini ed infine, nel 1827, fu acquistata da Michele Giuntini Selvapiana. Si sono succedute varie generazioni di Giuntini, ma fu Francesco Giuntini Antinori la persona capace di ridare prestigio qualitativo non solo alla sua azienda, ma all'intera denominazione del Chianti Rufina. Prestigio di cui quest'area godeva fin dal 1716, anno in cui Cosimo III de' Medici emanava un decreto che annoverava i vini di questa zona tra i migliori della Toscana.

                                                       Fattoria Selvapiana

Francesco Giuntini, a metà degli anni '50, impostò Fattoria Selvapiana, dal punto di vista produttivo, sulla coltivazione di olio e vino ed oggi tale progetto viene portato avanti dai figli Federico e Silvia.
Il 1978 fu un anno molto importante, perché segnò  l'inizio della collaborazione tra Selvapiana e l'enologo Franco Bernabei, eccellente professionista e grande conoscitore del Sangiovese.
Fiore all'occhiello di questa magnifica realtà è il vigneto "Bucerchiale" autentico cru, da cui nasce l'omonima Riserva. Si estende per circa 12 ha, interamente dedicati al Sangiovese; le piante appartengono ad una rigida selezione massale, che Francesco negli anni '60 circa, selezionò da viti prefillossere, abbracciate a tutori vivi.
La verticale, a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare, ha messo in evidenza le varie epoche di produzione di questa riserva, partendo da 1969 fino ad arrivare al 2009.


                                                                 1969 - 1978

Chianti Rufina Riserva 1969 : quest'annata nasce da un Sangiovese non in purezza, ma con piccole percentuali di vitigni a bacca bianca. La fermentazione è avvenuta spontaneamente senza alcun controllo delle temperature in tini di cemento, mentre l'invecchiamento è stato effettuato in grandi botti di castagno ( le sole utilizzate a quell'epoca) per 5/6 anni. Il vino si presenta di color aranciato dalle belle trasparenze unite ad una buona luminosità, inizialmente un po' ritroso nello svelarsi, ma una volta ossigenato ha mostrato buona dinamicità nella successione dei profumi. Cenni di grafite, cuoio, caffè, sottobosco ed una soffusa nota vegetale. Evolve con profumi di scorza d'arancia, preludio ad un assaggio ancora tagliente e grintoso, giocato più su acidità e sapidità che sul tannino, il quale risulta tenue e vellutato. Un vino che nonostante i suoi 45 anni regala ancora un sorso intrigante, leggiadro e gustoso dotato di notevole eleganza. Incredibile longevità !!!!!
Chianti Rufina riserva 1978 : come precedentemente enunciato, in quest'annata Franco Bernabei fa il suo ingresso in azienda, iniziano i primi step migliorativi, quali ad esempio: utilizzo del Sangiovese in purezza per la riserva, controllo delle temperature di fermentazione. Vino dal colore rosso granato con riflessi aranciati, sempre di bella luminosità, il naso è giocato sempre su note terziarie in cui si fa strada un bel frutto maturo. Sempre una bocca molto elegante giocata su una freschezza acido/sapida e buona persistenza retrolfattiva.


                                                                   1980 - 1993

Chianti Rufina Riserva 1980 :  fantastica bottiglia, di un bel rosso granato dalle trasparenti sfumature aranciate, luminosità sempre ben accentuata mentre al naso apre su note minerali ed ematiche unite ad un bel frutto maturo, evolve con accenni di radice di liquerizia, cacao ed erbe officinali di natura balsamica. Bocca sempre tesa giocata su una freschezza acido/sapida prerogativa di questo terroir con un tannino sempre molto garbato in sottofondo. Di notevole persistenza retrolfattiva oltreche' elegante. 
Chianti Rufina Riserva 1993 : annata non al top, anche il sorso ce lo rivela......ancora gradevole ma senza regalarci particolari emozioni. Naso più statico rispetto agli altri, acidità meno accentuata a cospetto di un tannino più pronunciato, non particolarmente persistente in retrolfattiva.

                                                              Mg 2009

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 2009 Mg : il vino si presenta di un bel color rosso rubino di buona intensità, mentre il naso è giocato su note fruttate e floreali, anche se la nota alcolica abbastanza accentuata copre un po' i profumi ( sicuramente figlio di un'epoca molto diversa rispetto a quelle precedenti). In bocca mostra potenza ed una certa aggressività, il legno ancora ben percettibile ha bisogno di tempo per potersi amalgamare. Ancora molto giovane!!! serviranno altri 6/7 anni per poter dimostrare le  sue potenzialità. 



Nota generale su questa magnifica ed interessante degustazione: unico filo conduttore (2009 a parte, andrà valutato nel tempo) vini incredibilmente longevi dal tannino sussurrato, acidità vibrante, buona sapidità, ne consegue una notevole eleganza ed una buona persistenza.

Concludendo possiamo tranquillamente affermare, senza paura di essere smentiti che, Fattoria Selvapiana è una di quelle aziende nelle quali il senso della storia non viene spavaldamente esibito, ma garbatamente si svela attraverso i suoi vini. Azienda in cui il concetto di terroir e di potenziale evolutivo non sono solo intenzioni espresse, ma prove tangibili della storia vitivinicola. Luogo immune dalle mode, per questo punto di riferimento per chi cerca nei vini "l'anima del territorio" in cui vengono prodotti.......quindi in grande sintonia con la filosofia dei Vignaioli Indipendenti.









mercoledì 3 dicembre 2014

Alto Piemonte....piccolo produttore grandi vini!!! il Boca di CastelloConti..... Maggiora (NO)

                                    
                                                                  Castello Conti

Le Cantine del Castello Conti sono situate a Maggiora (NO) nel cuore della D.O.C. Boca. Nascono nel 1963 per merito di Ermanno Conti, che caparbiamente ha portato avanti la tradizione vitivinicola famigliare, con la filosofia di produrre un vino di grande qualità e da lungo invecchiamento come il Boca, anche in un periodo storico in cui il mercato richiedeva prodotti meno esigenti e più immediati. 
Così facendo le Cantine Conti sono diventate una memoria storica di questo territorio. Nonostante Ermanno abbia avuto tre figlie femmine, che hanno seguito inizialmente percorsi formativi differenti, dal 2006 le tre sorelle si sono riunite per proseguire il lavoro che il padre e la madre con tanta fatica e impegno, avevano portato avanti.

        
                                                                  Le sorelle Conti

Elena, Anna e Paola Conti hanno avviato un progetto culturale, atto a sviluppare creatività, sperimentazione e ricerca, facendo convergere la valorizzazione del vino con iniziative artistiche. L'etichetta che simboleggia tale progetto è "il rosso delle donne", disegno creato dall'artista Veneziano Oreste Sabadin.

                                             
                                                              Il rosso delle donne

Le vigne di Castello Conti appartengono a due appezzamenti separati (in totale 1ha): uno in località Motto Grande, l'altro a Cappelle. Sono state impiantate da Ermanno all'inizio degli anni '70, su terreni di porfido di origine vulcanica. I vitigni presenti sono Nebbiolo, Vespolina e Uva Rara (Bonarda Novarese). In percentuali differenti costituiscono la composizione ampelografica del Boca, d.o.c. nata nel 1969, la quale prevede appunto il Nebbiolo, qui chiamato spanna, tra il 70 e il 90%, mentre la Vespolina e l'Uva Rara possono concorrere da sole o congiuntamente dal 10 al 30%. È previsto un periodo di invecchiamento minimo di tre anni, dei quali due in botti di rovere o castagno.

        
        

                                      Il territorio della d.o.c. Boca interessa i comuni di :
                                     Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia, Grignasco

Nel territorio del Boca, contrariamente ad altre regioni vitivinicole il bosco ha occupato le zone che una volta erano vigneti, questo perché nel dopoguerra l'industria più redditizia ha chiamato a se, molti viticoltori, con il relativo abbandono di quest'area. Castello Conti invece, insieme a qualche altra piccola azienda, ha tenuto duro, ed oggi se riusciamo a sperare in una rinascita di questa denominazione è anche grazie a loro.

Abbiamo tenuto una mini verticale di tre annate di Castello Conti.....2004 etichettato "il rosso delle donne".... 1990, 1985 etichettate "Castello Conti". Vi proponiamo le nostre impressioni:

        
   
Boca Il rosso delle donne 2004 - nasce da un'annata equilibrata e di pregio. È la prima vendemmia seguita personalmente da Elena in tutte le sue fasi. Il vino si presenta di color rosso granato dalle belle trasparenze e di ottima luminosità. Il naso apre su note di goudron che si fondono a profumi di frutti rossi , come lampone e ribes. La mineralita' tipica del territorio di Boca si percepisce insieme alla scorza d'arancia. In bocca si presenta fresco, grazie alla grande acidità ed al giusto tannino. Il corpo è leggiadro rendendo la beva assai piacevole. Di buona persistenza retrolfattiva. Gradevole!! ***
                    
Boca Castello Conti 1990 - figlio di una grande annata, troviamo un vino che già all'esame visivo stupisce per il colore ancora vivo e di grande luminosità. Al naso si percepisce una notevole complessità aromatica; apre su intense note di ciliegia sotto spirito, prugna, fico evolve con l'agrume, per poi scatenare profumi speziati di pepe nero e chiodi di garofano su tutti. Escono anche profumi terziari come caffè, cuoio, caramella mou. Corpo superiore rispetto a 2004, anche questo '90 sprigiona grande freschezza al palato. Un vino maturo ma ancora di grande soddisfazione, ed equilibrio; inoltre di ottima persistenza retrolfattiva. Notevole!!! ***+

                          
                       

     Boca Castello Conti 1985 - anche questo vino nasce da una delle migliori annate del secolo scorso, in certi casi anche superiore al 1990...,che vino!! che annata!! 28 anni e non sentirli...visivamente è di un bel color rubino che vira sul granato con leggeri riflessi aranciati sull'unghia.   
Il naso è sontuoso, grazie ad una serie di profumi che ora descriveremo. Ma che nel corso della serata hanno continuato a susseguirsi e a cambiare, rendendo la degustazione molto dinamica. Il naso ancora molto fresco apre con frutti rossi maturi ed una nota minerale molto tipica, quasi ematica, un bel floreale come viola appassita; evolve su note balsamiche e speziate, per poi aprirsi sui terziari come tabacco e cuoio, sottobosco ed un leggero e piacevole goudron di sottofondo. La struttura è superiore alle altre due annate, rendendo così il sorso pieno e soddisfacente, sempre ben supportato da una buona acidità ed un tannino vellutato, troviamo un equilibrio perfetto che insieme ad una persistenza retrolfattiva infinita lo lancia nell'olimpo dei grandi vini...Eccezionale!!!!****+

                        
     

"Una storia, come tante altre legate al vino, fatta sì di fatica, ma anche di coraggio e di pazienza e soprattutto di grande amore. Un amore rintracciabile nella difesa della propria specificità, nel rispetto della terra, dei valori necessari a custodirla e dei tempi lenti, necessari per produrre un vino di lunga durata.
Migliorare perseguendo la produzione di un vino pregiato, è il nostro ringraziamento verso chi ci ha preceduto, in primis i nostri genitori."

(fonte Elena, Anna e Paola Conti)

Ringraziamo Castello Conti per averci fornito queste rare bottiglie, ma sopratutto per le emozioni che i loro vini sono riusciti a regalarci.....