domenica 14 giugno 2015

Le Oche 2013

Verdicchio dei Castelli di Jesi - LE OCHE 2013

Fonte foto: Elena Simonetti

Bel vino..l'attacco al naso è una nota fumè che lascia il posto a sentori di timo e salvia. Di notevole sapidità e buon corpo, chiude con finale molto persistente. Una delle espressioni più riuscite dell'area del Verdicchio......una zona un po' sottovalutata da parte dei più, ma che conferma con il passare degli anni la grande vocazione di questo terroir...
E' un vino piuttosto longevo data la spiccata acidità.
Non guasta l'ottimo rapporto qualità/prezzo!

Fonte foto: http://tempolibero.paperproject.it/verdicchio-castelli-e-vespe
Fattoria San Lorenzo, di Natalini Crognaletti, è il piccolo produttore delle Marche che realizza il vino "Le Oche" nel rispetto della natura, applicando i principi di una coltivazione biologica equilibrata.
Passione e competenza portano a questo vino sorprendente. 

In una parola: convincente!

sabato 6 giugno 2015

ARCHEUS 2013

Malvasia di candia aromatica 100%.
Uva storica allevata in un vigneto di circa 40 anni,  situato a 350 metri sopra il livello del mare, a fianco del torrente Ongina. Viene effettuata una potatura a metà agosto.
La nebbia nelle mattine d'autunno e le condizioni ideali climatiche permettono lo sviluppo  della "muffa nobile" in pianta. Le uve vengono raccolte a mano tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre.
Fonte foto: Enrico Fermi


Da vendemmia tardiva, con uva botrizzata da muffa nobile, il vino mostra un colore giallo
intenso dalla tonalità oro, con sfumature ambrate.
Naso intenso, sapori di frutta gialla, albicocca secca in  particolare, seguite da note di zafferano,
fichi secchi, mandorle tostate, marzapane.
Di grande dolcezza mai stucchevole, grazie alla buona acidità. Finale persistente con leggeri sentori affumicati.



ILLICA | VINI

I vigneti dell'azienda biologica ILLICA si trovano in una delle migliori posizioni sulle colline di Vernasca. L'azienda e' stata fondata dal padre Renato negli anni '80 ed é oggi condotta dai figli Fabrizio e Paolo, che portano avanti la tradizione familiare.

Dal 2006 i terreni sono coltivati con metodo biologico e dal 2011 anche i vini sono certificati biologici. 

domenica 5 aprile 2015

Il Pinot Nero l'oro di Mazzon

     Le vigne con la chiesetta di S.Michele Arcangelo (metà XIII sec.)

La zona collinare di Mazzon e' situata sulla sinistra orografica del fiume Adige a sud di Bolzano, in prossimità del paese di Egna, a un'altitudine che varia da 300 a 450 metri s.l.m.
Catene montuose proteggono a nord la zona dall'arrivo di masse d'aria fredda, mentre a sud la vallata viene abbracciata dalle miti correnti dell'Ora del Garda. Questo vento meridionale percorre tutta la bassa Atesina e soffia regolarmente da Aprile a Settembre nelle prime ore del pomeriggio. Il territorio di Mazzon si caratterizza inoltre per ulteriori e singolari fattori : modesta altitudine ed esposizione ad ovest caratteristiche che influiscono positivamente su una maturazione elegante del Pinot Nero.
Per il raggiungimento della qualità delle uve contribuisce in modo determinante la posizione dei vigneti ai piedi delle montagne del Parco Naturale del Monte Corno. Questi rilievi ombreggiano al mattino l'intera area vitata e durante la maturazione delle uve consentono ai raggi solari di raggiungere le vigne in ritardo, permettendo alle uve stesse di beneficiare della frescura notturna e delle prime ore del mattino. Il resto della giornata è contraddistinto da un irraggiamento solare che si potrae a lungo durante la sera, infatti i raggi sui vigneti di Mazzon sono tra gli ultimi a tramontare rispetto al territorio circostante dove sono già scomparsi da qualche ora comportando di fatto un graduale abbassamento della temperatura. Dopo il tramonto del sole invece, a Mazzon, lo sbalzo termico è notevole e rapido. Questa veloce escursione termica crea un particolare microclima che abbinato alle caratteristiche pedologiche, giustifica il terroir di Mazzon come molto vocatio alla produzione di Pinot Nero.

                                         Vigneti sotto il maso Barthenau

La collina di Mazzon poggia su rocce calcaree di epoca triassica tra cui dominano le arenarie, le siltiti rosse e gialle e i calcari assieme a marne e dolomia.
Gran parte della collina è costituita da depositi fluvio-glaciali, fluviali e torrentizi, spesso terrazzati, mescolati a materiali calcarei. I substrati risultano estremamente eterogenei per il rimescolamento di materiali di diversa origine e composizione mineralogica. I terreni sono da moderatamente profondi a profondi ed hanno tessitura da franco-sabbiosa a franco-limosa, con un contenuto di argilla da 10 a 20%. Il terreno assume colorazioni diverse a seconda dei materiali di origine. Il contenuto di calcare è elevato e tende ad aumentare con la profondità dei terreni. Il ph varia da 7 a 8 passando da neutro a subalcalino, mentre i terreni sono ben drenati ed hanno discreta capacità di ritenuta idrica. Tutte queste caratteristiche rendono questo territorio particolarmente adatto alla coltivazione del Pinot Nero.
 La prima citazione di Pinot Nero a Mazzon si trova nel diario della famiglia Gasteiger, allora proprietari dei masi Schosshof e Fritzenhof. Gustav von Gasteiger (1829-1890) dell'omonima famiglia, scriveva che il pomeriggio del 4 febbraio del 1869 gli fu servito alla stazione di Egna ( paese sottostante alle vigne di Mazzon) un vino, annata 1868 proveniente da viti Pinot Nero messe a dimora alcuni anni prima nel vigneto Tschander Stuk sottostante allo Schlosshof.
Anche Ludwig Barth von Barthenau (1839-1890), nel 1870 acquisto' parte dell'attuale proprieta' Foradori e mise a dimora barbatelle di Pinot Nero, confermando la vocazione del terroir di Mazzon per questo vitigno.

               entrata del maso Barthenau (attuale proprieta Foradori  Hofstatter)

Quindi alla fine del 1800 Edmund Mach, fondatore dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, e successivamente Josef Mader avevano sottolineato come le vigne esposte ad ovest fossero le più vocate per la coltivazione di uve Pinot Nero di grande qualità.
Il primo Pinot Nero etichettato Mazzon risale all'ultima decade del 1800 quando il titolare dell'attuale Azienda Gottardi ( una tra le più significative di questo territorio), Vogl von Fernheim, prese con il suo Lichter Burgunder Eigenbau Mazzon il diploma d'onore alla mostra di Vienna nel 1898.
Un primo censimento ufficiale dei vigneti coltivati a Pinot Nero nel territorio di Mazzon si ha con l'istituzione nel 1975, dell'albo dei vigneti e quindi della DOC Alto Adige. In quel documento, la superficie a Pinot Nero di Mazzon venne quantificata in 20,6 ettari che salirono nel 2009 a 46 ettari circa.

          vigna Roccolo sulla collina di Mazzon, vigne messe a dimora metà anni  '40

In un contesto così prestigioso per il Pinot Nero italiano, vorremmo segnalare un'azienda dalle piccole dimensioni ma che produce un vino di grande qualità. Si tratta della Cantina di Ferruccio Carlotto, che ha sede nel vicino comune di Ora ma che vinifica un Pinot nero su questa prestigiosa collina. Infatti la storia del lavoro di questa famiglia a Mazzon inizia già nel 1940 quando Umberto ed Isidoro Carlotto arrivarono dal Veneto e lavorarono per 50 anni a mezzadria le vigne del maso Schlosshof.
Intorno al 2000 Ferruccio e la figlia Michela (alla quale siamo grati per tutte le informazioni relative a questo prezioso territorio), iniziarono a vinificare in proprio parte delle uve Pinot Nero dando vita così ad un'etichetta oggi molto importante per questo comprensorio cioè "i Filari di Mazzon". Fino al 2003 parte della produzione veniva conferita alle Cantine Sociali di Cortaccia e di San Paolo e alle Cantine private Hofstatter e Lageder. Il loro primo vino I Filari di Mazzon nasce nell'annata 2002, le sue uve vengono coltivate dai Carlotto nel vigneto Pagghen (proprietà Praxmarer) da piante con età che variano dai 15 ai 45 anni e di superficie pari a 1,5 ettari con una produttività di circa 10.000 bottiglie annue.

                  Pinot Nero I Filari di Mazzon 2010

Il Pinot Nero I Filari di Mazzon 2010 si presenta nel bicchiere di un bel colore rosso rubino di bella vivacità, dal colore mai troppo carico tipico del vitigno, mentre al naso sfoggia un bouquet molto varietale di fragoline di bosco, ribes e mirtilli....evolve su note speziate che ricordano chiodi di garofano e noce moscata....la complessità si infittisce con rimandi di cacao, cuoio, liquerizia e terra bagnata impreziosita da una leggera sfumatura affumicata. In bocca esprime grande freschezza acido/sapida, tannino ben presente ma mai aggressivo il tutto equilibrato da una piacevolissima morbidezza unita ad un corpo leggiadro che ne determina una bevibilita' impressionante. La persistenza retrolfattiva di tutto riguardo lo rende un grande Pinot Nero italiano. Un vino decisamente giocato più sull'eleganza che non sulla potenza e che in questi ultimi anni ha dimostrato di non essere più una sorpresa ma una piacevole conferma. Un ode al Pinot Nero italiano e al suo grande terroir Mazzon.

domenica 29 marzo 2015

NAOS - I PITARS

CANTINA SAN MARTINO

L'azienda, fondata e gestita fin dal 1968 da Angelo Pittaro, viene ora condotta con successo dai figli, i “Pitars” (così sono conosciuti i Pittaro in paese): quattro fratelli che tengono viva la passione di famiglia di fare buon vino. 

La struttura attuale,  a forma di castello mediovale, è una costruzione recente dove predomina il legno, realizzata seguendo canoni di biocompatibilità.
I vigneti si estendono su entrambi i versanti del Tagliamento e contano oggi quasi 90 ettari nella zona delle Grave del Friuli, tra le province di Udine e Pordenone.




Uno dei prodotti di punta è il NAOS, un assemblaggio  di Refosco dal Peduncolo Rosso (60%), Merlot (30%) e Cabernet Franc (10%). Appassimento del 20% delle uve.
Vinificazione in rosso con macerazione sulle bucce per 15 giorni.
8 mesi in barrique e successivo affinamento in bottiglia per almeno 12 mesi.

Note di degustazione
Di colore rosso rubino, al naso è intenso con sentori di mirtillo, pepe nero, tabacco, cacao. Dominano eleganti note di frutta matura.
In bocca è velluto: morbido e giustamente tannico. Di grande persistenza. Ottimo!!

domenica 8 marzo 2015

ANDREOLA DIRUPO 2013 PROSECCO TOP DI MONTAGNA

La passione per la vite e il vino sono il tratto distintivo dell'azienda familiare ANDREOLA, fondata da Nazareno Pola nel 1984 e gestita oggi dal figlio Stefano.
28 ettari di vigneti di proprietà della cantina in Col San Martino nel trevigiano, nella denominazione Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Qui si coltiva principalmente il vitigno Glera, accompagnato, anche se in minore quantità, dalle varietà native della zona, come il Verdiso, Perera e Bianchetta.
Si tratta di viticoltura “eroica”, poichè i vitigni sono allevati su pendii di inclinazione superiore ai 45°. ANDREOLA ha voluto fare di questo aspetto uno dei suoi punti di forza, diventando nel 2010 il primo produttore di Prosecco iscritto al CERVIM – Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana.


Per questi vini di montagna è richiesto un lavoro fortemente manuale con controllo e cura del territorio molto particolari. Di questo Andreola ha fatto la sua filosofia di produzione, che ritroviamo ben espressa nel bicchiere.




Abbiamo assaggiato il "DIRUPO"  VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG BRUT millesimato 2013.
Si presenta con una spuma correttamente evanescente che lascia un perlage con bollicine fini e persistenti, indice di ottima spumantizzazione. I profumi sono sottili ed eleganti, con note floreali di rosa canina e acacia e fruttate di pera e lime.
Alla beva è cremoso e delicato, di bella freschezza e sapidità. Correttamente secco. E' un vino molto piacevole.


Assolutamente un TOP tra i prosecchi. 

domenica 8 febbraio 2015

L'anfora GUTTURNIUM


GutturniumFino agli anni 70, l'anfora di Veleia viene utilizzata e citata come simbolo del vino Gutturnio. Poi improvvisamente, in una pubblicazione del 1972, lo studioso Serafino Maggi identifica la coppa Gutturnium con quella ritrovata lungo le sponde piacentine del Po, a Croce Santo Spirito. Da lì in poi e ancora oggi, è abitudine trovare riferimenti al nome Gutturnio come derivato dalla coppa ripescata nel Po.  


Si tratta però di un errore poichè il Gutturnium era un'anfora della capacità di due litri, come descritto da Bonora in "Escursione per la Val Nure" del 1881. L'altra coppa aveva invece un'altezza di "nove centimetri e tre millimetri" come riportato dal Porf. Pizzi, nel "Bollettino Archeologico del Museo Provinciale di Cremona" del 1878. Ben lontano quindi dalla capacità, citata, di due litri. Il secondo ritrovamento, infatti, si tratta di una tazza, un "ariballo", come chiamato dall'accademia dei Lincei, ovvero un piccolo recipiente, che solitamente veniva utilizzato dagli atleti e dalle donne dell'antica Grecia e da quelle romane.

E' noto che l'attuale vino Gutturnio abbia ereditato il nome dalla coppa o tazza di argento di epoca romana, rinvenuta nel territorio piacentino verso la fine dell'ottocento. Aldo Ambrogio, nel 1938, citava il "Gutturnium" come un "bellissimo boccale o grande coppa di vino dissepolto a Veleia nel 1878 e conservato nel Museo Nazionale di Roma: esso chiudeva le grandi cene romane. L'esemplare consta di una grande coppa d'argento della capacità di circa due litri di vino: ha una sola ansa con figure sbalzate e cesellate con arte pura ed elegante ed il corpo è tutto cesellato a piccoli sbalzi con tralci di vite e grappoli d'uva e romboidi finemente graniti e di aspetto singolare. Recava inoltre la scritta, in rilievo, "PLACENTIAE".
Purtroppo negli ultimi anni è stata abbandonata la storia del ritrovamento negli scavi di Veleia, a favore dell'ariballo raccolto casualmente dalla rete di un pescatore.
I vini piacentini erano già famosi ai tempi dei Romani. Cicerone, nella sua oratoria "in Pisonem" nel Senato di Roma, accusava Pisone, padre di Calpurnia, moglie di Giulio Cesare, di "bere calici troppo grandi del vino di Piacenza". E i Romani hanno lasciato traccia dei vini di Piacenza, anche in altre loro province. Ad esempio in Turchia, nel villaggio di Aizanoi, nell'Anatolia Centrale, vistando il tempio di Zeus è possibile vedere una stele sulla quale è rappresentata un'aquila romana con accanto un vaso identico al Gutturnium di Veleia.


domenica 25 gennaio 2015

FRANCIACORTA

La Franciacorta, area collinare che si estende, per linee generali, tra Brescia e il lago d'Iseo, è una delle capitali spumantistiche italiane che in pochi anni ha saputo meglio produrre e proporre il proprio prodotto, tanto da dargli il nome stesso del territorio.
Non più spumante, vino con le bollicine o simili, ma solo e semplicemente Franciacorta.
Questo grazie alle idee e anche agli investimenti di diversi imprenditori, sia impegnati in aziende agricole sia provenienti da altre attività, tutti attirati dalla bellezza dei luoghi e dalla possibilità di produrre in queste zone, grandi vini. Un eccellente mix tra tradizione contadina del luogo e capacità di "fare impresa".
Le bottiglie di Franciacorta prodotte sono quasi 7 milioni, non un numero stratosferico, nel panorama spumantistico italiano, ma sicuramente di qualità elevata.
Del resto i produttori bresciani sono gente accorta, fedeli all'idea di andare avanti con i piedi di piombo, guardandosi intorno con attenzione, ma procedendo con continuità. In pochissimi anni la produzione complessiva di bottiglie è infatti più che raddoppiata e ogni produttore è pronto a giurare sui suoi potenziali di crescita.
Grandi e attrezzate cantine, vigneti nuovi di zecca dedicati a pinot nero, pinot bianco e chardonnay, le tre uve artefici del Franciacorta, stanno a dimostrarlo.
Questo vino è prodotto unicamente con il Metodo Classico, che prevede la rifermentazione del vino in bottiglia per almeno 18 mesi, che diventano 30, minimo, nel caso dei millesimati.
Il Franciacorta è un vino con  bollicine finissime, con aromi delicati che spaziano dagli agrumi ai fiori, dal pane tostato alla mandorla, con gusto morbido e cremoso, piacevolmente lungo.
A questi si aggiunge un Franciacorta particolare, il Satèn, prodotto solo con uve bianche, ovvero chardonnay ed eventualmente pinot bianco. E' un vino più morbido e profumato, per questo ancor più invogliante.
Viene genericamente indicato come l'aperitivo perfetto. Cosa del tutto vera, ovviamente, ma ci sono anche Satèn millesimati, molto più strutturati e dunque adatti ad accompagnare molti piatti.
Il Franciacorta è un vino da tutto pasto, in grado di accompagnare dall'aperitivo al dolce passando per primi piatti, i secondi a base di pesce saporito o anche di carni. Del resto i francesi non fanno così, da sempre, con lo champagne? Gli ettari riservati alle uve di questo vino lombardo sono circa 1700, tra colline di origine morenica scavate, arrotondate, sospinte verso la pianura dalla pressione dei ghiacciai alpini.
Ghiacciai che, nel loro transito, hanno lasciato sul terreno pietre, minerali, sabbie organiche che
hanno saputo ben accogliere e alimentare le radici delle viti.
Se ne accorsero un migliaio di anni fa i benedettini dell'abbazia francese di Cluny, che qui si trasferirono in pieno Medioevo per aiutare i contadini impoveriti da razzie e inedia. Cluny è in Borgogna e i monaci erano, manco a dirlo, pure esperti viticoltori. Insegnarono la loro "arte"
agricola al popolo, ottenendo in cambio, dai Signori locali, la concessione di non pagar le tasse. Così Franciacorta non deriva dal fatto che i monaci fossero francesi, ma dalle due parole latine Curtes Francae, corti franche, cioè libere da tassazioni.