domenica 9 novembre 2014

"le vigne sui ripidi pendii di Castel Juval" - Tenuta Unterortl

  
Castel Juval domina sui vigneti

Il proprietario Reinhold Messner e i gestori Gisela e Martin Aurich, hanno fondato l'azienda agricola nel 1992 a Castelbello, nei pressi di Merano in Alto Adige. Le viti si trovano su un ripido pendio del colle di Juval, a un'altitudine compresa tra i 600 e gli 850  m s.l.m. e per questo le potature sono quasi tutte svolte manualmente. Rocce e pietre sostengono e circondano i vigneti, offrendo solidità, calore e spazio vitale.
 I terreni dei vigneti esposti a sud-est, sono composti da rocce di Gneiss e godono di un particolare microclima che offre elevati sbalzi termici tra giorno e notte. Questo terroir unico favorisce l'eleganza e la ricchezza di minerali dei vini di Castel Juval. La vinificazione avviene principalmente in botti di acciaio inox, mentre le botti di legno vengono utilizzate in modo da non alterare il carattere del vino, ma solo per aiutare il suo sviluppo. Inoltre i vini maturano per 5/8 mesi sui propri lieviti, aumentando struttura e complessità aromatica. 
Tutti ciò si rispecchia nella qualità dei vini stessi, i quali sono dotati anche di una buon potenziale di invecchiamento.

vigneti sul colle di Juval

Oggi parleremo del Riesling Castel Juval 2010: se cerchiamo un vino che sia espressione del territorio, questa etichetta credo metta tutti d'accordo, inclusi i palati più esigenti.

   
Visivamente si presenta di un bellissimo colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati di grande luminosità; al naso apre con gli agrumi, cedro in primis, prosegue con note fruttate, come pesca e albicocca, per poi aprirsi su erbe aromatiche e miele. Non manca il timbro classico del Riesling, cioè gli idrocarburi che qui si percepiscono in maniera netta rispetto alle versioni meno datate. Naturalmente il minerale è una prerogativa di questo terroir ed è quindi sempre ben in evidenza all'olfatto.
    In bocca offre un buon corpo. freschezza da vendere, dovuta ad un'acidità ben sostenuta e grande sapidità, equilibrati dal giusto grado alcolico e buona morbidezza.
   La persistenza retrolfattiva è decisamente lunga ed anche per questo il vino risulta molto gradevole. Sono l'equilibrio di questo vino e la notevole freschezza ad invogliare decisamente l'assaggio. Assolutamente una grande etichetta ad un prezzo sostenibile.

Complimenti a Tenuta Unterortl .......e non dimentichiamoci poi che questa non è nemmeno l'etichetta di punta!!!

venerdì 7 novembre 2014

L'Arte nella Vigna - La Morra (Cn)


Cappella Madonna delle Grazie - La Morra (Cn)

Immaginate una giornata nelle Langhe ed immaginate, non per caso, vista la difficoltà di trovarla, di imbattervi in un'opera d'arte unica nel suo genere.....sto parlando della Cappella della Madonna delle Grazie nota anche come Cappella del Barolo. Situata sotto la collina di La Morra (Cn), precisamente in contrada Fontanazza, immersa nell'incantevole scenario delle vigne del Barolo, non vigne qualunque, ma due tra i maggiori Cru : "Brunate" e "Cerequio". La stradina di accesso non è delle più agevoli, però vale la pena vederla e godere, non solo della sua unicità, ma anche dell'incantevole vista su tutta la Langa e sulle sue incantevoli vigne.

vista sulle vigne di Langa
La Cappella fu costruita nel 1914 e mai consacrata, con lo scopo di radunare le persone che lavoravano nei vigneti circostanti, qualora fossero sopravvenuti temporali e forti grandinate. Nel 1976 la famiglia Ceretto, proprietaria di una nota cantina della zona, la acquistò insieme a 6 ettari del vigneto Brunate. Con il passare degli anni l'edificio, non più frequentato e trascurato, andò in rovina. Fu allora che l'incontro tra l'azienda e l'artista inglese David Tremlett, grande appassionato di vino giunto nelle Langhe nel 1997 per allestire una mostra d'arte al Castello di Barolo, ha fatto scattare la scintilla davanti ai resti abbandonati della chiesetta. All'artista è piaciuta subito l'idea di recuperarla, pensando anche al coinvolgimento dell'amico americano Sol LeWitt. I due artisti si sono divisi equamente i compiti : a Tremlett le decorazioni interne, mentre a LeWitt l'intervento all'esterno.

La Morra vista dalla Cappella del Barolo

 Sol LeWitt (1928 Hartford, Connecticut - 2007 New York)
Sol LeWitt è considerato uno degli artisti più autorevoli della sua generazione
"E' un luogo meraviglioso per meditare e per pensare, di cui mi sono impossessato per darne un'interpretazione."

David Tremlett
L'inglese David Tremlett vive a Hertfordshire, nelle vicinanze di Londra, con sua moglie e i 2 figli.
"Quando Ceretto mi chiese cosa doveva fare della cappella, la mia proposta fu di realizzare qualcosa per far venire la gente, per starci bene : un posto dove sedersi, bere un bicchiere di vino, leggere un libro, conversare...magari anche pregare."

Noi siamo stati veramente bene!!! Un luogo fuori dal tempo dove lasciare la fretta dietro le spalle....noi la vediamo cosi...

mercoledì 5 novembre 2014

San Sebastian - Donostia

Il paese basco ha una lunga tradizione vitivinicola, occupando oggi circa 12000 ettari di superficie vitata.

Qui la dominazione romana non è arrivata a contribuire allo sviluppo della vite e del vino: una notevole varietà di vitis vinifera silvestris ha dato origine ad una certa abbondanza di vitigni autoctoni, come il Txakoli che dà origine ad un vino bianco, frizzante, con sentori pronunciati di limone, poco alcolico e decisamente acido da bere come aperitivo o per accompagnare alcuni pintxos (piattini di tartine, spiedini, crocchette, con ingredienti vari, tipici di ogni bar o taverna, come gamberi, funghi, alici, merluzzo, crostacei, formaggio, ecc.). I pintxos sono assimilabili alle tapas, ma viene utilizzata una varietà maggiore di ingredienti.
L'abbinamento preferito, almeno per iniziare, è una caña, cioè un bicchiere di birra.


Girando di bar in bar, assaggiando i Pintxos, si trovano anche i vini spagnoli più noti, della Rioja, del Duero, della Catalunya, sia bianchi del Penedes sia rossi del Priorat. Poco diffuso, sembra, invece, il Cava, lo spumante metodo classico della Catalunya, tipicamente a base di Xarel-lo, Parellada e Macabeo, ma che quando si trova, di solito è a base Pinot nero...

Tramonto a Donostia (nome basco di San Sebastian)


sabato 1 novembre 2014

“un barbera piacentino che non teme il tempo”


L’area dei colli piacentini con le sue 4 valli, Tidone, Nure, Trebbia e Arda è una culla enologica italiana, come testimoniano i ritrovamenti di viti fossili risalenti al 2000 A.C.

Ben nota ai tempi dei romani e nei secoli successivi, viene anche citata da Sante Lancerio nel 500 e nel 900 da Cougnet.

La zona vitivinicola piacentina si esprime oggi in particolare con la DOC Colli Piacentini, che comprende oltre 3000 strutture di produzione, tra le quali spicca l’azienda vitivinicola Solenghi Gaetano e Nicola, una piccola cantina a conduzione familiare.

Troviamo le vigne di Solenghi sulle colline del versante ovest della Val Tidone, su terreni marno/argillosi, ben orientati per una giusta esposizione al sole. Il lavoro in cantina segue il rispetto della tradizione piacentina, alla quale viene però aggiunto uno stile unico, che porta a vini inimitabili: Solenghi è tra i pochi produttori piacentini in grado di offrire vini che reggono lustri.
Appartiene a questa categoria il vino Barbera “L’Attesa”, che abbiamo assaggiato in verticale dal 1997 al 2000.


Ecco le nostre impressioni:

BARBERA L’ATTESA 2008
Da un’annata calda, come molte post 2000, nasce questa barbera Igt Valtidone, dove la potenza è ben bilanciata da un tannino ben presente, ma già morbido e con l’acidità tipica che rispecchia il suo essere barbera.
Si presenta con un bel colore rosso rubino carico e si esprime con una grande potenza alcolica che però non prevale sulle note inizialmente esotiche di mango, per evolvere in una carica floreale di violetta, poi di frutti rossi, amarena e mirtillo, e di seguito in scorza d’arancia e tamarindo.
Non possiede ancora la complessità delle sorelle maggiori, ma esprime anche in bocca un bel fruttato che ben si amalgama con tannino e acidità.
Sufficientemente persistente in retrolfattiva, ancora giovane, ma già perfettamente bevibile, soprattutto se ben abbinato.

BARBERA L’ATTESA 2000
da annata abbastanza calda nasce questo sorprendente vino color rosso granato carico, con perfetta corrispondenza naso-beva.

Troviamo note balsamiche di erbe officinali, in paricolare timo e chiodi di garofano, fruttate di marasca, terziarie di cacao, cuoio e terra bagnata.
In bocca è pieno, avvolgente, con un’elegante rusticità e con un lunghissimo finale dove il tannino ancora ben presente, ma vellutato, va a spasso con un’acidità croccante che rende la beva assai piacevole.
Il finale è lungo e persistente.

Un assoluto outsider, uno dei due campioni della serata!!!!

BARBERA L’ATTESA 1999
l’altro campione della serata, insieme al 2000, questo vino nasce da un’annata fresca.

Color rosso granato carico, attacco al naso balsamico, poi amarena ed ancora terziari noce moscata, torrefazione , terra bagnata.
Successivamente ritorna ancora preponderante la frutta, matura, ma mai cotta.

Un vino dalla bocca elegantissima, con un tannino vellutato, una bellissima acidità agrumata, il più snello della serata per discreta facilità di beva, ma impressionante il lunghissimo finale.

Entusiasmante!!!!!

BARBERA L’ATTESA 1997
con una bella età sulle spalle, (15 anni dalla vendemmia), si presenta di colore rosso granato scarico, con lievi accenni aranciati sull’unghia.

Ha richiesto un pò più tempo per aprirsi, ma si è poi rivelato in modo prorompente.
Il naso più complesso della serata, quasi sontuoso, all’attacco con un bel goudron e smalto, note balsamiche di eucalipto, frutta matura marasca, liquirizia, caffè.
Evolve poi in profumi di caramella mou, caffè, cacao e cuoio.
In bocca è ben equilibrato, morbido ancora fresco, persistente.

Nel complesso gran bel vino, anche se valutando tutte le sue componenti naso-bocca, dobbiamo porlo un gradino sotto le due fantastiche annate 1999-2000.

Che altro dire dei vini di Gaetano e Nicola Solenghi: da giovani esprimono potenza olfattiva fruttata unita a una bellissima acidità, che rende la tipicità del vero barbera, e ad una buona struttura, in grado di contrastare il grado alcolico che le ultime vendemmie ci hanno regalato.

Quando invecchiano diventano nobili eleganti e complessi, delle autentiche chicche, mantenendo ottimi livelli di acidità, per sfidare il tempo senza temerlo.

La presenza, inoltre, di una nota distintiva di rustica tradizionalità contadina rende questi vini unici e inimitabili!!!

Enrico Fermi, Luca Bersani